L’intervista rilasciata da Tom Tainton, amministratore delegato dei Bristol Bears, è stata già definita dai media britannici “disastrosa”. Il CEO del club inglese ha infatti detto: “Non ci definiamo una squadra di rugby, ma un’agenzia di marketing che gioca a rugby”, facendo arrabbiare moltissimi tifosi e appassionati.
“Non ha senso andare sul mercato e spendere cifre importanti per un giocatore aspettandosi solo che faccia qualcosa in campo il sabato” ha spiegato Tainton: “Nel quadro generale, nessuno ricorda come il Bristol ha giocato contro gli Harlequins due anni fa. Ricorderanno invece come un giocatore li ha fatti sentire”.
Leggi anche: L’assurda formula dei playoff del Super Rugby
“Come Bristol Bears non ci definiamo un club di rugby” ha proseguito Tainton: “Siamo un’agenzia di marketing che gioca a rugby. Sì, i nostri giocatori devono essere competenti e performare in campo, ma se non portano valore fuori dal campo, questo incide molto sul nostro mercato”.
Chiaramente questa affermazione apre a diversi interrogativi: se un giocatore è forte ma non “vendibile” verrà ignorato? Un giocatore meno forte ma più spendibile a livello di marketing verrà valorizzato di più di chi merita? La questione è complicata, ma secondo Tainton “è molto facile stare qui e usare tante parole aziendali che in realtà non significano nulla. La realtà è che vogliamo che questo sport sia cool, inclusivo, coinvolgente e ad alto ritmo”.
“Sostengo che abbiamo già fatto la parte difficile: il prodotto è eccellente. Abbiamo una grande base dalla quale crescere. Ora dobbiamo prenderci dei rischi coraggiosi per uscire dalla nostra zona di comfort e fare cose che questo sport non ha mai fatto prima” ha proseguito l’amministratore delegato.
Le prime reazioni sono state particolarmente accese nei confronti delle dichiarazioni di Tainton. Il giornalista James Stafford ha scritto: “Non riesco a togliermi questa sensazione di disagio. Il Bristol era il club per cui avevo simpatia in Inghilterra quando guardavo la Premiership, ma non posso provare emozioni per un’agenzia di marketing. Ho lavorato sia nei club di rugby che nel marketing. I club hanno bisogno di un marketing moderno e valido, ma non dovrebbero mai considerarsi un’agenzia”.
Un altro tifoso ha aggiunto: “Ha venduto l’anima, ha dimenticato le sue radici e perderà molto supporto”. Un altro ancora ha aggiunto: “Intervista disastrosa che dovrebbe entrare nella storia insieme a quella di Gerald Ratner (che nel 1991, da capo del marchio di gioielli Ratners, disse pubblicamente che alcuni dei suoi prodotti erano “spazzatura” ed erano economici proprio per quello, ndr). Se fossi un tifoso del Bristol scriverei sicuramente a lui o al proprietario. Lo sport è prima di tutto sport e lui non dovrebbe essere in quella posizione se non lo capisce”.
OnRugby.it © Riproduzione riservata
