Le tante polemiche sulla gestione del Mondiale di calcio in Canada, USA e Messico cominciano a preoccupare anche gli appassionati di rugby, considerando che il Mondiale 2031 si giocherà proprio negli Stati Uniti, che ospiterà anche il Mondiale femminile del 2033.
La preoccupazione principale arriva dall’ex leggenda dei Wallabies Chris Latham: 78 caps con l’Australia e ora residente proprio negli USA, dove allena i Chicago Hounds, squadra di vertice del campionato statunitense.
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“Pensavo che questo Mondiale potesse entusiasmare gli americani in vista di quello di rugby, e poi succede questo” ha spiegato Latham riferendosi ai tanti buchi tra gli spalti che visti in queste prime giornate di partite: “L’opinione condivisa da tutti è che il Mondiale di calcio non sia poi così visibile. E questo mi preoccupa guardando a quello di rugby”.
“Non so se sia una cosa americana. Non so se dipenda dal fatto che è un Paese enorme, ma non se ne parla molto e non è qualcosa che ti trovi davanti agli occhi. Quando la Coppa del Mondo di rugby si gioca in Australia, o c’è una serie dei Lions, o un Mondiale di cricket o, francamente, qualsiasi cosa legata allo sport, è ovunque. Te la ritrovi davanti a ogni angolo. Con questo Mondiale non è così”.
Inoltre, c’è un secondo problema legato alla Rugby World Cup 2031 negli USA: lo stato del sistema professionistico americano, considerando che ben 5 delle 11 squadre che hanno giocato la MLR (il massimo campionato statunitense) lo scorso anno non sono arrivate ai nastri di partenza di questa stagione. Alla domanda se temesse che l’intera lega potesse crollare tra le stagioni 2025 e 2026, Latham ha risposto a Planet Rugby: “Oh, al 100%, sì. C’era una buona possibilità che succedesse. È servito tantissimo lavoro da parte di molte persone dietro le quinte per far sì che questa stagione potesse disputarsi”.
“Se la MLR sopravvivrà o meno lo dirà il tempo. Sono ottimista? Non lo so, davvero non lo so. Perché è tutto così volatile. Nella maggior parte dei campionati nel mondo, i finanziamenti, i soldi, le trasmissioni televisive, tutto questo è già in piedi e lo è da anni. Anche se molti club inglesi stanno faticando ci sono comunque entrate reali. A seconda di quanto sia bravo il tuo team marketing, di quanto sia bello il tuo stadio e di quanto bene giochi la tua squadra, c’è comunque un prodotto che la gente viene a vedere e riesci a riempire gli stadi”.
“Qui invece è tutto molto volatile, perché ci sono proprietari privati che non hanno entrate se non i 4.000-4.500 biglietti venduti e un po’ di merchandising. Tutto qui” ha proseguito Latham: “Quindi, in qualsiasi momento, qualcuno che sta mettendo volontariamente i propri soldi può andarsene con la stessa rapidità con cui è arrivato”.
“Quello che so – ha aggiunto Latham – è che se il rugby dovrà mai funzionare qui, se la Coppa del Mondo di rugby dovrà mai avere successo qui, se gli Eagles dovranno mai avere successo qui, allora qui deve esserci un campionato professionistico nazionale. Il prodotto deve arrivare davanti agli occhi del pubblico, altrimenti non vedo come possa funzionare”.
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