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Sergio Parisse verso Italia-Inghilterra: “La domanda degli inglesi è sempre stata: di quanti punti vinceremo? Adesso si chiedono se possono vincere”

Sergio Parisse verso Italia-Inghilterra: “La domanda degli inglesi è sempre stata: di quanti punti vinceremo? Adesso si chiedono se possono vincere”

Ci sono partite che, ogni anno, creano attesa e aspettative da parte dei tifosi. Italia-Inghilterra è una di quelle. Non soltanto per il peso storico di una sfida che agli Azzurri è sempre sfuggita, ma per il modo in cui oggi viene guardata da entrambe le parti.

Sergio Parisse, intervistato da Planet Rugby, ha offerto una lettura completa, che non riguarda solo la crescita tecnica dell’Italia, ma soprattutto il fatto che l’Inghilterra non possa più affrontare questo incrocio con la leggerezza di un tempo.

«Per la prima volta che io ricordi», dice Parisse, «l’Inghilterra arriva a questa partita sotto una pressione reale. E non è una cosa da poco. La dinamica è sempre stata la stessa. L’Inghilterra non parla davvero mai della partita con l’Italia. Esiste nel loro calendario e la affrontano, ma il discorso non è mai stato se avrebbero vinto. È sempre stato sul margine. Di quanto? Questa è sempre stata la domanda che l’Inghilterra si è fatta prima di venire a Roma. E per la prima volta quella domanda è cambiata. Questa è la prima volta in cui l’Inghilterra davvero non vuole parlare della minaccia italiana, perché la minaccia italiana è reale e loro lo sanno».

È questo nuovo approccio che racconta meglio la vigilia secondo l’ex capitano azzurro. Non è soltanto una frase ad effetto, perché a conti fatti rappresenta un cambio di prospettiva. Per anni la sfida con gli Azzurri è stata considerata un passaggio obbligato nel Sei Nazioni, una tappa in cui il focus era più sulla qualità complessiva della prestazione che sul rischio di perdere. Adesso, sostiene Parisse, quella sicurezza non c’è più. E il fatto che se ne parli con cautela è già un segnale.

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Sergio Parisse: “Gli Azzurri stanno lottando per un posto tra le prime tre”

Parisse osserva questa Nazionale con la lucidità di chi ha vissuto per quasi vent’anni l’altra faccia della medaglia: l’Italia che lottava per non chiudere ultima, che entrava nel Sei Nazioni con la pressione di restare a galla più che con l’ambizione di battere le grandi. La differenza, oggi, sta nella consapevolezza. Questa generazione, spiega, sa da dove viene: «Ho ascoltato Tommaso Menoncello e Michele Lamaro parlare in settimana, in avvicinamento alla partita, di come questo gruppo sia cresciuto insieme, di come abbia visto noi faticare, di come ci abbia visto lottare in ogni Sei Nazioni semplicemente per evitare il cucchiaio di legno, e la cosa notevole è che non lo hanno detto con alcun senso di vergogna. L’hanno raccontato come il loro punto di partenza. Sanno da dove vengono. Ma sanno anche, in modo assoluto e senza alcun dubbio, di essere oggi qualcosa di completamente diverso. Credono di poter vincere; hanno i riferimenti, i risultati, le prestazioni per dimostrare che possono vincere. Non sono più i bersagli di questo torneo e sì, stanno lottando per un posto tra le prime tre».

E per l’ex numero 8 azzurro non è solo una questione di atteggiamento. Se si vuole capire dove si vincerà Italia-Inghilterra, bisogna guardare ai reparti e alle zone in cui si decidono i Test match: conquista, breakdown e difesa. Parisse non si lascia trascinare solo dalla narrazione del duello tra i centri, pur riconoscendo l’altissimo livello della coppia Brex-Menoncello,  perché, a suo avviso, la partita vera passa dai dettagli che pesano, anche se meno evidenti.

Mischia e leadership: i due punti decisivi del match

Il primo punto è la mischia: per Parisse è «un’arma», e il riferimento alla buona resa evidenziata in autunno serve a indicare che non si tratta di una fiammata, ma di una base tecnica solida. «Quattro penalità contro il Sudafrica a novembre dicono tutto. Non è fortuna e non è nemmeno una singola giornata particolarmente felice. È una prima linea che ha la qualità tecnica e la fisicità per smontare una delle migliori mischie del mondo. Simone Ferrari e Danilo Fischetti sono entrambi giocatori di livello mondiale, e l’Inghilterra lo sentirà sabato».

Poi c’è un tema che, nell’analisi di Parisse, pesa quasi quanto la tecnica: la leadership. L’Inghilterra arriva a Roma con una squadra rinnovata e con interrogativi evidenti su chi saprà cambiare spartito qualora le cose non andassero secondo copione. L’Italia, invece, secondo lui ha un gruppo emotivamente più forte, abituato a gestire fasi difficili e a restare dentro la partita senza perdere attenzione:«Menoncello e Brex sono entrambi leader eccezionali. Il pacchetto è pieno di giocatori esperti a livello Test, che hanno attraversato momenti difficili e ne sono usciti. Lamaro, Fischetti, Cannone: sono giocatori che sanno portare avanti il proprio gioco indipendentemente da quello che dice il tabellone».

Alla fine, però, tutto torna a quella frase: per anni l’Inghilterra si è chiesta “di quanto”. Oggi, per la prima volta, quella domanda non basta più. Se davvero la minaccia italiana è reale, allora sabato la squadra di Gonzalo Quesada avrà l’occasione più significativa per dimostrarlo.

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